L’avventura dell’inedita coppia Aldovozzi – Buzzolini inizia giovedì 26 ottobre presso l’aeroporto di Milano Linate alle ore 8.30.

I due si ritrovano pieni di buoni propostiti ed estremamente organizzati.

Buzzolini si presenta con una folta barba nera da seminarista talebano, indossata con studiata meticolosità in contrasto ad una tuta bianca in licra di una sua zia ricca, termometro da collo, macchina fotografica alla Peter Parker, zainetto porta gioie, orologio da combattimento.

L’immagine è quella di un terrorista afgano vagamente effeminato. Aldovozzi dal canto suo si presenta con felpa multicolor cinque taglie più grande, jeans da cotumista, scarponi da incursore, barba grigia da trafficante di organi slavo, cartucciera, fionda da assalto e gatto randagio da riporto tragicamente ingurgitato durante le operazioni di approvvigionamento mattutine.

Il dinamico duo sbarca ad Amsterdam dove la singolarità dell’abbigliamento non sfugge agli addetti all’imbarco che fermano la coppia e la sottopongono a un serrato interrogatorio magistralmente condotto in lingua inglese sino a che Aldovozzi e Buzzolini non incappano in un doppio errore:

Guardia: “Who had your baggage prepared?” (chi ti ha fatto I bagagli?)

Buzzolini risponde con un improvviso quanto totalmente fuori luogo attacco di spiritosaggine: “My mummy” che spinge la guardia ad aumentare il livello d’attenzione sui nostri e a calare la domanda più insidiosa della mattina:

Do you have Mass Destruction Weapons?”. Aldovozzi, complice una tensione a stento mantenuta sottocontrollo, risponde con mai tanto fuori luogo “Yes we have”.

I due vengono immediatamente passati ai raggi X, perquisiti, segnalati a tutte le principali agenzie antiterroristiche dell’emisfero occidentale ed infine autorizzati a partire.

Finalmente giunti a Minneapolis, Buzzolini si rende protagonista di un improvviso accesso di follia suicida e incomincia a scattare fotografie nell’area doganale dove cartelli e continui avvisi vocali espressamente vietano l’utilizzo di qualunque apparecchio elettronico ed in particolar modo di macchine fotografiche. Aldovozzi ha solamente il tempo di cogliere un paio di flash prima che due energumeni in tenuta antisommossa agguantino Buzzolini e gli strappino la macchina di mano.

Aldovozzi interviene convincendoli che lui e Buzzolini sono una coppia di minorati in viaggio premio a Disneyland…l’ottusità malcelata dallo sguardo di Aldovozzi e il sorriso da paresi di Buzzolini, convincono i gendarmi della bontà della storia e acconsentono al passaggio dei nostri.

A questo punto la coppia Aldovozzi e Buzzilini si separa: Buzzolini prosegue per International Falls mentre Aldovozzi si deve fermare per una notte di scalo. Ma qui accade l’imponderabile: Aldovozzi smarrisce il suo passaporto nel mezzo della folla aeroportuale. Lasciato solo e senza documenti Aldovozzi valuta le opzioni e reagisce con estrema razionalità: scoppia a piangere nel mezzo della sala d’attesa abbracciando sconosciuti e chiedendo con aria implorante “Have you seen my poor little passport?”. Probabilmente allertati dalla folla sconcertata, i gendarmi tornano in azione ed arrestano Aldovozzi. Il quale, nelle successive 24 ore, sperimenterà tutte le possibili gradazioni del panico e si confronterà con l’impareggiabile efficienza degli apparati consolari italiani che elargiranno preziosi consigli quali “ Stia calmo”, “Non ceda al panico”, “Piangere non l’aiuterà”.

Solo 24 ore più tardi il passaporto verrà ritrovato presso i bagni dell’aeroporto internazionale di Minneapolis sotto una scritta a penna “Normodotato offresi per coppie – Posso ospitare”.

Recuperati i documenti, a notte fonda anche Aldovozzi giunge ad International Falls giusto in tempo per espletare le formalità pre-gara.

Lunedì mattina alle ore 6 A.M. Aldovozzi spalanca la portafinestra della sua camera da letto per adagiare la slitta sul marciapiede…una folata di vento artico gli asporta immediatamente l’apparato uro-genitale. Alleggerito di circa due chili, Aldovozzi si avvia ad aiutare Buzzolini con le operazioni di attrezzaggio slitta. Nel mentre vengono raggiunti dal Geom. Moltenoni che si presenta in un’interessante rivisitazione del mito di Santa Claus.

I tre si portano sulla linea di partenza e la gara può avere finalmente inizio.

Aldovozzi e Buzzolini si avvedono immediatamente che i due autoarticolati che trascinano alle loro spalle hanno poco a che spartire con le smilze slitte degli altri concorrenti tuttavia non demordono e si lasciano trasportare dal flusso dei corridori.

Dopo cinque ore di gara Aldozozzi appare più sudato di un muratore armeno ad Agosto e la sua slitta ha ingurgitato più neve di una fregata frangi – ghiaccio in missione al polo.

Dopo quasi nove ore di gara Aldovozzi giunge al primo check point dove intravede Stefano in uscita il quale, in piena trance linguistica, gli grida “Good luck man”. Aldovozzi risponde con un sentito “Stefano, ma parla come caghi”.

Un’ora e mezza più tardi, dopo aver eseguito un cambio di biancheria e aver mangiato come se non ci fosse un domani, Aldovozzi riprende il cammino con rinnovato vigore. Dopo circa due ore emerge dalla foresta nei pressi del ristorante “From Mattew the Matherfucker: Good Food – Nice Prices”.

Aldovozzi è perplesso ma non domo e sfoderando un impeccabile inglese si rivolge all’attonito “Matteo il Troione” con un “Excuse me…is this the trail of Arrowhead?”

No, bloody idiot, this is my fucking gas station! Who you are? What are you doing in the middle of nowhere?”

Grazie alla sua intelligenza superiore, Aldovozzi capisce di essere finito fuori strada ma non si dà per vinto e dopo aver accolto con compostezza la notizia (e aver distrutto la slitta a calci) riprende il cammino.

Verso mezzanotte, finalmente rientrato nel tracciato della gara, Aldovozzi comincia a cadere preda di strani fenomeni allucinatori ed incontra svariati promotori finanziari che gli propongono interessanti investimenti in Bond Svedesi, Future argentini e BTP padani. Con un paio di loro stringe pure amicizia e prende appuntamento per un caffè a fine gara.

Giunto alle quattro del mattino l’odore corporale di Aldovozzi è talmente intenso che un’alce, scambiandolo per una femmina della specie, lo possiede contro la sua volontà.

Un’ora più tardi, ancora frastornato per l’insolita esperienza sessuale, Aldovozzi scorge uno Yeti accovacciato tra gli alberi. Immediatamente si avvicina per chiedere un autografo ma quest’ultimo, anch’esso tratto in inganno dall’odore, lo scambia per un’esemplare femmina della specie e lo monta all’istante.

Ormai allo stremo delle resistenza psicologica, alle 9 di mattina Aldovozzi, con il volto più stravolto del suo colon, sbuca nei pressi del secondo check point. Appena entrato viene aggredito da un persistente odore di putrefazione… un sommesso ma eloquente “Fucking Italian, smells like a shit!” levatosi dal fondo della sala lo porta perspicacemente a capire di essere probabilmente lui l’origine dell’odore medesimo. Aldovozzi procede dunque a una rapida abluzione nella doccia, all’assunzione di carboidrati tramite supposta, al cambio indumenti e si rimette in viaggio.

Grazie ai suoi calcoli, Aldovozzi è sicuro di giungere al terzo ed ultimo check point in un massimo di 9 ore. Diciotto ore più tardi, lo spettro di Aldovozzi si aggira tra le foreste del Minnesota biascicando frasi sconnesse.

Verso le quattro del mattino, Aldovozzi inciampa in un altro concorrente addormentatosi sul tracciato. Aldovozzi ne approfitta per azzannargli un braccio e chiudere parte della voragine apertasi dieci ore prima nel suo stomaco.

Ormai ad un passo dall’abbracciare la fede Druida, abbandonando tutti i suoi averi sul tracciato di gara per consegnarsi nudo alle mani della foresta, Aldovozzi scorge la sagoma del coniglio Frank che gli si avvicina porgendogli un telegramma del Presidente Napolitano: “Caro Aldovozzi, è con somma e vibrante soddisfazione che l’Italia tutta guarda a Lei come suo araldo nel mondo. Non ci deluda.”

Caricato dall’investitura istituzionale, Aldovozzi si trascina fino al terzo check point: una solitaria tenda indiana piazzata nel mezzo del nulla e contenente nulla tranne acqua tiepida. Aldovozzi si lamenta subito con lo Cheff facendo notare come alla Nove Colli romagnola ogni check point sia una gioia per gli occhi e per il palato. Lo Cheff gli fa notare che difficilmente la caffettiera a cui sta parlando gli risponderà. Aldovozzi capisce che i suoi sensi sono leggermente offuscati dalla mancanza di sonno e cibo e decide pertanto di sfamarsi con una bella caraffa di acqua tiepida.

Finalmente in forze, Aldovozzi lascia l’accampamento non prima di aver chiesto alla caffettiera notizie di Buzzolini e del Geometra Moltenoni:

questa lo informa che l’italiano vestito da Babbo Natale ha praticamente finito la gara, ha passato la notte in discoteca e ora è seduto in business class sul volo di ritorno, l’altro concorrente è stato avvistato in Arizzona mentre chiedeva informazioni sul secondo check point. Aldovozzi lascia detto che appena passerà Buzzolini dovranno dirgli “Iap” (formula esoterica che già nei giorni precedenti la gara lo caricava di misteriosa energia).

Aldovozzi riprende l’ultimo tratto di gara con passo sicuro e dopo circa 10 minuti cade svenuto ai lati della pista. Si risveglia a seguito dell’insistenza di una marmotta decisa a scavare una tana nelle sue mutande.

Aldovozzi è a circa sette ore dal traguardo ma alquanto dubbioso sulle sue reali capacità di portare a termine l’impresa. L’inattesa quanto gioiosa nuova apparizione del coniglio Frank a cavallo di una motoslitta lo aiuterà a superare il momento di sconforto. Frank suggerisce ad Aldovozzi di liberarsi di parte della zavorra svuotando le borracce di scorta e gettando il cibo ormai congelato. Aldovozzi capisce che Frank sa il fatto suo e segue il consiglio alla lettera.

Per le successive sei ore Aldovozzi si ciberà solo di neve e tenterà più di una volta di colpire a morte il suo compare rosa.

Verso le due del pomeriggio, l’apparizione dell’Arcangelo Gabriele che gli comunica la sua prossima paternità, fanno comprendere al nostro di essere finalmente in prossimità dell’arrivo.

Dopo 55 ore di calvario Aldovozzi scorge finalmente l’arrivo, abbraccia Frank in una ritrovata armonia e si incammina sotto il grande striscione “Arrowhead Ultra” con la solenne commozione paragonabile solo a quella provata quando ha retto le forbici al Bar Mitzvah di suo cugino di Tel Aviv.

La gioia di Aldovozzi diviene ancora più intensa quando viene informato che un concorrente che continua a ripetere “Iap, Iap, iap” si sta avvicinando al traguardo….infatti, a notte fonda, Buzzolini a pelle di leone taglia il traguardo con evidente, e più che meritata, soddisfazione.

L’organizzatore abbraccia Aldovozzi e Buzzolini dicendogli “Good Job men, good job!”.

Aldovozzi risponde con orgoglio “Ehi, we are Italian! WE ARE ITALIAN!!!”

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